Cara benzina... (quanto mi costi?)

FlavioAugusto, Saturday 11 July 2009

Cara benzina, quanto mi costi? Una frase piuttosto ricorrente da un anno a questa parte quando, nell?estate dell?anno scorso, il petrolio era arrivato fino a 170 dollari al barile. Al momento c?era gi? chi ipotizzava un superamento pi? che certo dei 200 dollari al barile.
E invece il prezzo ha iniziato a scendere senza pi? fermarsi, fino ad attestarsi sui circa 60 dollari al barile di questi giorni.
A noi consumatori finali, tali oscillazioni interessano ben poco. Ci? che ci preme maggiormente ? il costo al litro della benzina che dobbiamo mettere nel serbatoio dell?auto in modo da portare in giro la famiglia o le fidanzate. A tal proposito, negli ultimi giorni si ? verificato un episodio singolare: il prezzo del petrolio diminuiva, mentre il prezzo della benzina rimaneva invariato.
Perch? il prezzo della benzina rimane invariato? Oltre alle solite accise (cio? le tasse), il prezzo non cala perch? non vi ? quel quantitativo di offerta che in genere fa calare il prezzo di un prodotto, o comunque ne regola la sua quotazione. Il petrolio non manca, anzi abbonda. Ma le petroliere hanno ordine di non attraccare nei porti e non scaricare. In questo modo chi ha in mano il petrolio, ne riesce quasi a controllare totalmente il prezzo alla pompa.
Il motivo di una tale strategia ? semplice. Sui mercati di materie prime il prezzo del petrolio ?a pronti? (cio? comprare il petrolio per poi lavorarlo in raffineria) ? inferiore al prezzo ?a termine? (cio? comprare oggi del petrolio che deve essere ancora lavorato). Com?? ovvio se oggi compro un prodotto che dev?essere ancora estratto vado in contro ad un rischio e di conseguenza il prezzo che pago dovrebbe farsi carico di quel rischio. Non ? cos? in questo momento. Di conseguenza chi ha le navi piene di barili, non ha nessuna fretta di farle attraccare e scaricare. E come ulteriore conseguenza il prezzo alla pompa non subisce questo anormale effetto di ?pronti? e ?termine?. Fino ad oggi, almeno.

Roberto Caleffi incontra Giuseppe Turani(editorialista economico)

FlavioAugusto, Tuesday 04 November 2008

Lo scorso 1 ottobre 2008, in un incontro di approfondimento a Milano sull'attuale scenario economico finanziario e le relative conseguenze, il nostro agente Roberto Caleffi, insieme ad altri agenti della compagnia, ha avuto modo di conoscere e di apprendere l'analisi del noto editorialista economico Giuseppe Turani sulle principali tematiche legate ai mercati.
Qui di seguito riporto alcuni passaggi interessanti:

  • COSA STA SUCCEDENDO SUI MERCATI? LA CRISI PASSERA'? "E' importante campire che cosa succede oggi sui mercati a partire dal fallimento di Lehman. L'affermazione pu? sembrare paradossale, ma in questi giorni tutti ricordano la famosa crisi del '29, che era molto pi? pesante, molto pi? grave, e che ? stata la crisi finanziaria peggiore nella storia dell'umanit?. [...] Adesso cosa sta cambiando? Vedevo stamattina i dibattiti in televisione: tutti l?, contro troppa finanza, pi? produzione e meno finanza e queste sono tutte stupidaggini. Io sostengo che da questa crisi si uscir?, pagando un prezzo, certamente, ma si uscir?. Pagheremo anche, probabilmente, un paio d'anni, non di recessione, ma di crescita molto rallentata. Dopo torner? tutto come prima, non escludo nemmeno che tornino la Lehman e le banche d'affari. [...] In questi giorni ? stato ricordato che sempre la stessa finanza che aveva alimentato l'infernale bolla del Nasdaq, la crisi precedente del 2001: ma siamo ancora tutti qui, che facciamo i nostri mestieri tradizionali e usiamo i nostri computer e la rete. Per? senza la bolla del Nasdaq probabilmente qualcosa di nuovo come Google, che ha cambiato la vita di tutti noi e tante altre innovazioni, non le avremmo mai avute...".
  • LE CICLICITA' FAVOREVOLI DEI PERIODI DI CRISI DEL MERCATO. "[...] Bisogna imparare che la recessione ? benedetta; ogni tanto ci vuole una recessione. Perch?? Perch? nelle fasi di boom sul mercato cresce un p? tutto. Cio?, se c'? il boom, anch'io che sono il peggior panettiere del mondo mi metto l? e quattro michette e cinque panini riesco a venderli. Saranno i peggiori mai assaggiati, per? alla fine, nella confusione, anche io mi infilo dentro. [...] Cosa fa la recessione? Butta fuori dal mercato quelli deficienti. Dopo di che il mercato ricomincia, essendosi ripulito dalle scorie ed essendo efficiente. Le crisi finanziarie sono la stessa cosa. Dico che qualche crisi, ogni tanto, ripulisce il mercato."
  • I CONTROLLI E LA VIGILANZA DELLE AUTORITA'. "[...] Per tornare alla crisi di oggi: nasce invece da un pasticcio che ? avidit? e nient'altro che l'avidit?. Perch? dico l'avidit?? Dico l'avidit? perch? questo sistema poteva essere gestito in modo pulito, semplice, onesto, ma invece la voglia di fare molti soldi ha causato ci? che ? successo. [...] Il banchiere veramente utile ? il banchiere veramente spericolato, cio? ? il banchiere che finanzia Henry Hudson, che va a cercare il passaggio a nord ovest, che non c'?, e poi finisce che scopre la baia di New York: se io gli metto troppe regole, il banchiere spericolato cessa di esistere, e allora non c'? innovazione. Quello dei controlli ? un argomento molto delicato, perch? io se controllo troppo ammazzo la finanza, ammazzo la societ?, ammazzo l'innovazione; se controllo troppo poco vado incontro a questi rischi. Quindi bisognerebbe lavorare di pi? sui "codici interni" delle societ?, e magari facendo qualche controllo in pi? sui volumi."
  • L'EMOTIVITA' DEI MERCATI. "[...] C'? anche un discorso emotivo in tutti ci?. Questo purtroppo, ? tipico dei mercati. Cio?, la reazione dei mercati ? sempre isterica, o ? sempre troppo negativa. Il mercato non ha mai una reazione meditata e ragionevole, ha sempre una reazione isterica. Il mercato ? cos?. Non si pu? pretendere d'insegnare le buone maniere al mercato, che non le ha.[...] In questa confusione ? inutile mettersi a vendere, perch? in questo momento il mercato non prezza i valori ma l'emotivit?, le emozioni. Allora in un mercato del genere, probabilmente ? inutile avventurarsi e fare delle stupidaggini, conviene andare via e tornare il giorno dopo, quando si sono calmati."
  • L'ITALIA E IL WELFARE. "[...] Siamo un paese nel quale le garanzie dello Stato nei nostri confronti, secondo me, tendono storicamente a diminuire, non per cattiveria degli umani ma perch? questo bisogna fare, non ci sono i soldi, non ci sono le risorse. Da qui, l'attitudine, il pensiero che bisogna cominciare a fare, che uno deve veramente cominciare a provvedere un p? per s? e un p? per quello che vuole. [...] Vivere oggi in Italia ? vivere dentro un paese in cui lo Stato vi pu? dare sempre un p? meno, negli anni vi copre sempre un p? meno e questo perch? non ha soldi, non ha i mezzi, non per cattiveria. L'Italia ? un paese che, data la situazione finanziaria che ha, sar? costretto negli anni a diminuire via via il tipo di copertura che d?, assicurativa, previdenziale, tutto. Voglio dire, il dato fondamentale, e temo di non sbagliarmi, ? che tutti i tipi di coperture fornite oggi dallo Stato, vanno a diminuire. Quindi chi ? saggio ed ? prudente cerchi in qualche modo di sistemarsi e provvedere a s? e alla propria famiglia."


Giuseppe Turani si ? laureato in Economia alla facolt? di economia e commercio dell'Universit? degli studi Bocconi a Milano ha fatto per sei anni (dal 1970 al 1976) della redazione del settimanale l'Espresso, occupandosi della sezione Economia e Finanza diventandone direttore. Successivamente ha ricoperto le seguenti cariche: direttore capo di "Uomini & Business", curatore responsabile de "Economia & Management", editorialista economico de "La Repubblica", "Corriere della Sera", del mensile "Capital", e dei settimanali "L'Europeo" e "Il Mondo".

I costi della politica vs la politica dei costi

FlavioAugusto, Saturday 01 March 2008

Supponiamo che ci siano gi? state le elezioni del prossimo Aprile. Supponiamo che di qualsiasi schieramento voi siate, abbia vinto tale schieramento. A questo punto, la forza politica salita al governo si ritrova con l?urgenza di risanare l?economia italiana. E qui mi fermo. Ora ? meglio fare qualche passo indietro. La teoria economica, e i fatti pi? di tutti, dimostrano che per riuscire a risanare, soprattutto finanziariamente, un?azienda di medio ? grandi dimensioni ci voglia un orizzonte temporale che va dai 5 e pu? arrivare fino ai 7/8 anni. Di conseguenza occorrerebbe una visione non di breve ma di medio periodo. Avanziamo un?altra interessante ipotesi, cio? quella di considerare l?Italia come un?azienda di grandissime dimensioni. Non vi ? dubbio che in questo caso l?azienda Italia S.p.a. sarebbe in enormi difficolt?. Basti pensare al rapporto deficit/PIL, ai lunghi tempi della burocrazia (ve l?immaginate cosa succederebbe in un?azienda, o in una vostra azienda, se l?impiegata che si occupa della cancelleria stesse via una settimana intera solo per acquistare un bianchetto a nastro il quale alla fine vi costa pure come un?intera scatola di bianchetti?), alla tassazione sulle rendite, ma soprattutto al fatto che gli investitori scappano dall?Italia e che il 55% dei titoli di stato italiani sono in mano a governi stranieri (per fare un esempio: ? come se voi aveste la casa, ci steste pagando un mutuo, e alla fine dei pagamenti la casa non fosse di vostra propriet?). Questi sono solo alcuni tra i principali problemi. L?Italia per? non ? un?azienda, ma uno Stato ben pi? complesso da risanare di un?azienda. Qui fermo l?ipotesi e spiego a cosa ? servito l?esempio precedente. A prescindere da quello che sar? la prossima forza politica che andr? al governo bisogna gi? da subito capire che non basteranno 1 o 2 anni per risanare un paese in seria difficolt? come il nostro (chi si ricorda del declassamento del rating avvenuto qualche mese fa?), e sicuramente non basteranno nemmeno 5 anni. Il prossimo governo deve capire da subito che la propria visione, se ? davvero orientata all?Italia, deve superare l?orizzonte temporale di una sola legislatura. Altrimenti ci aspettano tempi davvero bui.

I rischi della terza et

FlavioAugusto, Thursday 14 February 2008

Riprendo una parte di un articolo pubblicato su Il sole 24 ore di Luned? 11 Febbraio 2008: "L`Italia invecchia, ma non ci pensa. Se esiste una classifica dei problemi nazionali trascurati, l`assistenza degli anziani non autosufficienti ? nelle prime posizioni. [...] Di fronte a un problema cos? rilevante, l`Italia non ha ancora adottato una strategia di ampio respiro come quelle introdotte in Francia o in Germania. Con un triste risultato: i trentenni e i quarantenni d`oggi - se vogliono garantirsi una rendita extra per l`ipotesi di non autosufficienza nella terza et? - devono districarsi tra coperture integrative e polizze individuali. [...] Gli strumenti per assicurarsi contro la perdita dell`autosufficienza sono indicati con un`espressione inglese: LONG TERM CARE (cio?, assistenza a lungo termine). Tra i prodotti venduti dalle compagnie private, il modello pi? semplice sono le polizze individuali. Garantiscono un aiuto economico a chi non ? pi? autosufficiente e hanno il vantaggio di offrire coperture personalizzabili, ma sono pi? costose di altre coperture. Il loro problema di fondo, comunque, ? che il mercato nel nostro paese ? poco sviluppato [...]. Come spiega Sergio Paci, responsabile della divisioneInsurance e pension fund del Carefin dell?Universit? Bocconi, ?con le polizze individuali, le compagnie assicurative assumono un rischio molto forte di selezione avversa (la probabilit? che si assicurino solo i soggetti che hanno le maggiori probabilit? di diventare disabili). E questa ? la ragione per cui sono poche e destinate ad essere costose?. [?] ?E? un problema pi? di domanda che di offerta ? dice Roberto Manzato, direttore Vita e danni non auto dell?Ania, l?organizzazione delle imprese di assicurazione ? oltre alle polizze individuali stand alone ci sono prodotti che contemplano garanzie accessorie, abbinate cio? ad altre coperture?. Ad esempio, chi ha gi? avviato un piano individuale di previdenza complementare, pu? valutare di inserire la copertura long term care come garanzia accessoria: spesso ? possibile ottenere una rendita vitalizia rivalutabile aggiuntiva, che si cumula con quella previdenziale.? Perch? quindi non sfruttare le potenzialit? dei mercati nel lungo periodo? Vi ? ben poco da aggiungere all?articolo precedente. La teoria economica ha una legge di base che non si discute: il lungo periodo premia sempre.

Il 2008 non fa paura

FlavioAugusto, Thursday 07 February 2008


Dagli inizi di gennaio 2008 il mondo finanziario ? sempre pi? scosso dalla paura della recessione americana. Come tutti sanno l?economia americana negli ultimi 100 anni ? diventata sempre pi? il motore dell?economia mondiale fino a condizionarne l?andamento; addirittura ? nata, tempo addietro, la teoria dell? ?interdipendenza? la quale dice che se gli Stati Uniti starnutiscono all?Europa viene il raffreddore. La questione che forse importa di pi? a noi risparmiatori e investitori non ? tanto se gli Stati Uniti andranno o meno in recessione (bisogna anche ricordare che non ? possibile n? anticipare n? risanare una recessione perch? ci si accorge dei suoi effetti solo dopo che ? passata) o se siano gi? in una fase di depressione economica; a chi ha investito il proprio denaro in un investimento puro o in un piano di accantonamento, in questo momento preme sapere come reagire per non veder diminuire i propri soldi. Quando i mercati sono in una fase discendente ci sono molti investitori che perdono, ma ce ne sono alcuni che guadagnano. Come fanno? Sono dei maghi? Questi soggetti non sono figure oscure che manovrano il mercato, n? sono molto fortunati. Sono semplicemente pazienti. Pazienza e coraggio sono le risposte che si possono dare alle domande che si pongono tutti in questo momento, domande come ?cosa faccio con il mio investimento??, ?cosa succeder? ai miei soldi??. Pazienza per evitare l?errore alla base di ogni perdita, investimento o piano di accumulo che sia non importa. Serve pazienza perch? quando i mercati scendono non bisogna incominciare a chiudere la posizione portando a casa una perdita, ma aspettare che si riprendano; ad ogni trend al ribasso segue sempre un trend al rialzo e non servono decine d?anni per recuperare una perdita. Coraggio nel mettere nuovo denaro nei propri accantonamenti e/o investimenti. E? una considerazione da pazzi? Pensateci bene? vi conviene uscire e portare a casa una perdita di denaro o rimanere in gioco e comprare quando i prezzi sono bassi? Comprando in questo momento portereste a casa delle quote che non possono che salire, in una quantit? che prima con un versamento, non vi sareste neppure potuti immaginare. E portare a casa tante quote si pu? tradurre solamente in un rendimento maggiore, anche se i prezzi salgono di poco. Perch?? Basta pensarci: se io investitore o risparmiatore ho comprato tante quote, un aumento anche piccolo del mercato, si moltiplica per il numero di quote che ho comprato. Ed ecco allora perch? il 2008 pu? anche non far paura a chi ha messo da parte dei soldi per vederli fruttare. Anche a noi piccoli risparmiatori e investitori, che magari non avremo la forza di grandi gruppi d?investimento, ma possiamo usufruire di una grande ricchezza: il tempo. Saper aspettare premia, l?impazienza non premia e crea solo tensioni inutili. Se poi volete anche essere coraggiosi ? questo il momento.

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