
FlavioAugusto,

giovedì 07 febbraio 2008
Dagli inizi di gennaio 2008 il mondo finanziario è sempre più scosso dalla paura della recessione americana. Come tutti sanno l’economia americana negli ultimi 100 anni è diventata sempre più il motore dell’economia mondiale fino a condizionarne l’andamento; addirittura è nata, tempo addietro, la teoria dell’ “interdipendenza” la quale dice che se gli Stati Uniti starnutiscono all’Europa viene il raffreddore.
La questione che forse importa di più a noi risparmiatori e investitori non è tanto se gli Stati Uniti andranno o meno in recessione (bisogna anche ricordare che non è possibile né anticipare né risanare una recessione perché ci si accorge dei suoi effetti solo dopo che è passata) o se siano già in una fase di depressione economica; a chi ha investito il proprio denaro in un investimento puro o in un piano di accantonamento, in questo momento preme sapere come reagire per non veder diminuire i propri soldi.
Quando i mercati sono in una fase discendente ci sono molti investitori che perdono, ma ce ne sono alcuni che guadagnano. Come fanno? Sono dei maghi?
Questi soggetti non sono figure oscure che manovrano il mercato, né sono molto fortunati. Sono semplicemente pazienti.
Pazienza e coraggio sono le risposte che si possono dare alle domande che si pongono tutti in questo momento, domande come “cosa faccio con il mio investimento?”, “cosa succederà ai miei soldi?”.
Pazienza per evitare l’errore alla base di ogni perdita, investimento o piano di accumulo che sia non importa. Serve pazienza perché quando i mercati scendono non bisogna incominciare a chiudere la posizione portando a casa una perdita, ma aspettare che si riprendano; ad ogni trend al ribasso segue sempre un trend al rialzo e non servono decine d’anni per recuperare una perdita.
Coraggio nel mettere nuovo denaro nei propri accantonamenti e/o investimenti. E’ una considerazione da pazzi? Pensateci bene… vi conviene uscire e portare a casa una perdita di denaro o rimanere in gioco e comprare quando i prezzi sono bassi? Comprando in questo momento portereste a casa delle quote che non possono che salire, in una quantità che prima con un versamento, non vi sareste neppure potuti immaginare. E portare a casa tante quote si può tradurre solamente in un rendimento maggiore, anche se i prezzi salgono di poco. Perché? Basta pensarci: se io investitore o risparmiatore ho comprato tante quote, un aumento anche piccolo del mercato, si moltiplica per il numero di quote che ho comprato.
Ed ecco allora perché il 2008 può anche non far paura a chi ha messo da parte dei soldi per vederli fruttare. Anche a noi piccoli risparmiatori e investitori, che magari non avremo la forza di grandi gruppi d’investimento, ma possiamo usufruire di una grande ricchezza: il tempo. Saper aspettare premia, l’impazienza non premia e crea solo tensioni inutili. Se poi volete anche essere coraggiosi è questo il momento.

FlavioAugusto,

giovedì 14 febbraio 2008
Riprendo una parte di un articolo pubblicato su Il sole 24 ore di Lunedì 11 Febbraio 2008:
\"L`Italia invecchia, ma non ci pensa. Se esiste una classifica dei problemi nazionali trascurati, l`assistenza degli anziani non autosufficienti è nelle prime posizioni. [...] Di fronte a un problema così rilevante, l`Italia non ha ancora adottato una strategia di ampio respiro come quelle introdotte in Francia o in Germania. Con un triste risultato: i trentenni e i quarantenni d`oggi - se vogliono garantirsi una rendita extra per l`ipotesi di non autosufficienza nella terza età - devono districarsi tra coperture integrative e polizze individuali. [...]
Gli strumenti per assicurarsi contro la perdita dell`autosufficienza sono indicati con un`espressione inglese: LONG TERM CARE (cioè, assistenza a lungo termine). Tra i prodotti venduti dalle compagnie private, il modello più semplice sono le polizze individuali. Garantiscono un aiuto economico a chi non è più autosufficiente e hanno il vantaggio di offrire coperture personalizzabili, ma sono più costose di altre coperture. Il loro problema di fondo, comunque, è che il mercato nel nostro paese è poco sviluppato [...]. Come spiega Sergio Paci, responsabile della divisioneInsurance e pension fund del Carefin dell’Università Bocconi, “con le polizze individuali, le compagnie assicurative assumono un rischio molto forte di selezione avversa (la probabilità che si assicurino solo i soggetti che hanno le maggiori probabilità di diventare disabili). E questa è la ragione per cui sono poche e destinate ad essere costose”.
[…] “E’ un problema più di domanda che di offerta – dice Roberto Manzato, direttore Vita e danni non auto dell’Ania, l’organizzazione delle imprese di assicurazione – oltre alle polizze individuali stand alone ci sono prodotti che contemplano garanzie accessorie, abbinate cioè ad altre coperture”. Ad esempio, chi ha già avviato un piano individuale di previdenza complementare, può valutare di inserire la copertura long term care come garanzia accessoria: spesso è possibile ottenere una rendita vitalizia rivalutabile aggiuntiva, che si cumula con quella previdenziale.”
Perché quindi non sfruttare le potenzialità dei mercati nel lungo periodo? Vi è ben poco da aggiungere all’articolo precedente. La teoria economica ha una legge di base che non si discute: il lungo periodo premia sempre.

FlavioAugusto,

sabato 01 marzo 2008
Supponiamo che ci siano già state le elezioni del prossimo Aprile. Supponiamo che di qualsiasi schieramento voi siate, abbia vinto tale schieramento.
A questo punto, la forza politica salita al governo si ritrova con l’urgenza di risanare l’economia italiana. E qui mi fermo.
Ora è meglio fare qualche passo indietro.
La teoria economica, e i fatti più di tutti, dimostrano che per riuscire a risanare, soprattutto finanziariamente, un’azienda di medio – grandi dimensioni ci voglia un orizzonte temporale che va dai 5 e può arrivare fino ai 7/8 anni. Di conseguenza occorrerebbe una visione non di breve ma di medio periodo.
Avanziamo un’altra interessante ipotesi, cioè quella di considerare l’Italia come un’azienda di grandissime dimensioni. Non vi è dubbio che in questo caso l’azienda Italia S.p.a. sarebbe in enormi difficoltà. Basti pensare al rapporto deficit/PIL, ai lunghi tempi della burocrazia (ve l’immaginate cosa succederebbe in un’azienda, o in una vostra azienda, se l’impiegata che si occupa della cancelleria stesse via una settimana intera solo per acquistare un bianchetto a nastro il quale alla fine vi costa pure come un’intera scatola di bianchetti?), alla tassazione sulle rendite, ma soprattutto al fatto che gli investitori scappano dall’Italia e che il 55% dei titoli di stato italiani sono in mano a governi stranieri (per fare un esempio: è come se voi aveste la casa, ci steste pagando un mutuo, e alla fine dei pagamenti la casa non fosse di vostra proprietà). Questi sono solo alcuni tra i principali problemi. L’Italia però non è un’azienda, ma uno Stato ben più complesso da risanare di un’azienda.
Qui fermo l’ipotesi e spiego a cosa è servito l’esempio precedente. A prescindere da quello che sarà la prossima forza politica che andrà al governo bisogna già da subito capire che non basteranno 1 o 2 anni per risanare un paese in seria difficoltà come il nostro (chi si ricorda del declassamento del rating avvenuto qualche mese fa?), e sicuramente non basteranno nemmeno 5 anni. Il prossimo governo deve capire da subito che la propria visione, se è davvero orientata all’Italia, deve superare l’orizzonte temporale di una sola legislatura. Altrimenti ci aspettano tempi davvero bui.